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Succede a “sinistra” [una recensione alla Thule Italia editrice]

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L’ormai perenne grigiore opprimente dell’autoreferenzialità, salottiera e mediatica, di codesta cultura può venire mai squarciato da una spera di Sole?
Può succedere ed è successo.
È alquanto ovvio che ciò non potesse giungere da chi ha bandito la parola “ideologia” dal dizionario del buon democratico: troppo ingombrante e troppo pericoloso – per lui! – il confronto con la vacuità della sua idea fondata sul capitale elettronico gestita dai suoi “eterni” e modernizzati detentori. Ogni potere che si rispetti ha i suoi lacchè e questi imperversano anche – se non soprattutto, visto l’importante ruolo in cui “servono” – in ogni redazione, concorso, manifestazione, regia televisiva e radiofonica. Tutti alacremente all’opera per fornire l’unica informazione possibile: quella che serve a determinare e guidare l’opinione pubblica.
Poi, può succedere ed è successo che un direttore di un settimanale – al di sopra di ogni sospetto! – decida di pubblicare una recensione alla casa editrice Thule Italia. Lo potremmo indicare come un “error system”: fare esistere qualcosa che non doveva esistere!
Non che non esistessimo prima, ma la nostra presenza nel panorama editoriale italiano era – e doveva così restare – dominio di pochi, se non pochissimi. Il perché è facile intuirlo dal nostro catalogo. Osavamo, e osiamo, portare dei documenti direttamente dal passato al presente senza “intermediari” e senza quella guida critica (sic!) così ingombrante ma così necessaria per il Lettore considerato incapace di intendere e di volere. Parlare di qualcuno/qualcosa in questa società della comunicazione significa sancirne l’esistenza, così come il tacerne è decretarne la morte o al massimo una vita di stenti. Parlarne per un sol giorno: qualche rischio, ma poco influente.
L’“error system” rientrerà, quindi, facilmente e rapidamente: sarà sufficiente – anche in questo caso – non farne ulteriormente parola. Sarà posto in quell’archivio di dati “a disposizione”: potrà sempre tornare utile un giorno ai gendarmi del pensiero unico.
Per adesso ci godiamo questo raggio di Sole incuranti di quella spruzzatina di pepe che qui e là ha arricchito l’articolo rendendo sicuramente la pietanza più gustosa al Lettore e soprattutto digeribile al Direttore Sansonetti.

Marco Linguardo

IL DOVERE DI PUBBLICARE GLI IMPUBBLICABILI

Piccolo antefatto personale: quando ero in terza liceo, già interessato ai rapporti tra esoterismo e dottrine politiche, nonché al cosiddetto “pensiero negativo”, elaborai, in vista dell’esame di maturità, una bizzarra tesina, un po’ provocatoria, un po’ semplicemente campata in aria, che metteva assieme Leopardi, Schopenauer e Hitler! Per fare ciò avrei dovuto ovviamente attingere ad un testo che all’epoca qualsiasi libro di storia citava, ma che era irreperibile in libreria e che, senza internet, sarebbe stato difficile anche trovare in una lingua straniera: mi riferisco al famigerato “Mein Kampf”… Dopo molte ricerche trovai una sorta di edizione clandestina di quel testo che, ricordo ancora, acquistai con enorme senso di vergogna: tutto dalla copertina all’impianto critico di quella edizione gridava infatti vendetta! Da allora mi sono sempre chiesto per quale misteriosa ragione l’editoria ufficiale si rifiutasse di pubblicare un libro che pure figurava tra i più citati in senso assoluto. Quando poi nel 2002, “Mein Kampf” ebbe una sua prima edizione ufficiale per i tipi di Kaos Edizioni, mi illusi che qualcosa stesse cambiando, anche perché, se non ricordo male, nessuno (almeno tra i sani di mente) colse l’occasione per accusare Kaos di essere un laboratorio di idee antisemite o il professor Giorgio Galli, che aveva prefato l’opera, di nutrire qualche progetto filonazista. D’altronde pare evidente che l’ingresso della biografia hitleriana sul mercato ufficiale non abbia affatto incrementato fenomeni di nostalgismo fascistoide; potrei semmai testimoniare, almeno dalla mia prospettiva, che la lettura diretta di un testo come il “Mein Kampf” fa sfumare anche l’alone di oscuro mistero che avvolge questo libro per riconsegnarlo alla sua reale dimensione di opera sommamente noiosa, scritta in una lingua zoppicante e burocratica e della quale sfugge ogni “appeal”, anche negativo. Per dirla in maniera ancora più chiara il fatto che un testo sia accessibile ne depotenzia tutti quegli aspetti di attrattività che potremmo definire con l’espressione “magnetismo di minoranza”, un fenomeno che non appartiene solo alla sfera politica e che qualunque artista underground ben conosce… C’erano insomma tutte le condizioni perché una editoria che peraltro lucra intensamente sfornando centinaia di libri ogni anno (tutti necessari?) sui totalitarismi e sul nazionalsocialismo, si dedicasse piuttosto a rendere disponibili a tutti, storici, studiosi, semplici lettori, quelle fonti citate ovunque in maniera ossessiva. Purtroppo non è stato così e decine di testi essenziali per adempiere una rigorosa ricerca storiografica hanno continuato a rimanere non disponibili evidenziando una politica divulgativa schizofrenica nella migliore delle ipotesi, in malafede nella peggiore. Il risultato? Molti di quei testi sono adesso sul mercato, peccato che ad adoperarsi per questo sforzo documentativo non sia stata qualche casa editrice riconosciuta e dallo status ideologico in cui i più possano riconoscersi, ma una piccola realtà che utilizza tali testi con scopi apologetici o ancora propagandistici che sono, nella migliore e più pacifica delle ipotesi, totalmente incomprensibili. La casa editrice in questione, denominata “Thule Italia” (con un chiaro riferimento alla “Thule Gesellschaft”, una società segreta di stampo ariosofico che con le sue pubblicazioni nazionaliste ed antisemite influenzarono indubbiamente il giovane Hitler), da un paio di anni ha cominciato ad immettere sul mercato, per la prima volta in Italia dopo la fine della guerra, una serie di documenti che in molti casi risultano essere essenziali per chiunque voglia svolgere un lavoro di ricerca storiografica deontologicamente corretto e dunque, anche in virtù di un approccio per certi versi molto rigoroso, impossibili da trascurare per chi si interessi di certi argomenti. Qualche esempio? I due volumi de “Il mito del XX secolo” di Alfred Rosenberg, un testo essenziale per capire le radici della diffusione del pensiero razzista, nonché uno dei testi filosofici che, a dispetto della sua prosa piuttosto impenetrabile, ebbe maggior diffusione nei primi decenni del secolo scorso, oppure ancora il romanzo del giovane Goebbels “Michael”, che ci rivela il sentiero politico di un uomo che stava passando dal marxismo ad una ipotesi di socialismo marcatamente nazionalista e gerarchizzata, oppure ancora la straordinaria raccolta in due volumi “L’ordine SS –Etica ed ideologia” che ci consente per la prima volta di attingere direttamente dai testi che miravano a creare quel mito dell’onore e della fedeltà che oggi ci turba e ci sorprende. Non c’è colpa nel pubblicare tali testi, semmai possiamo e dobbiamo criticare e contrastare l’assurda pretesa di attualità e spendibilità che anima la volontà di questa piccola casa editrice, ghettizzata, crediamo, anche da buona parte della destra radicale. Ma in fondo, dicevamo, è un terreno questo che era stato ben preparato dalla insipienza e dalla mancanza di consapevolezza (anche nella forza degli ideali democratici) della nostra editoria ufficiale. E noi, ancora una volta, ci dobbiamo accontentare dei cocci. E ringraziamo…

ANTONELLO CRESTI

pubblicato su “Altri” del 25 ottobre 2013